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I to-tem di Emmegì

 

Affascinata, sedotta nonché spinta dal desiderio di libertà che promana dall’iconografia primitiva, Maria Grazia Sessa in arte Emmegì, intraprese nell’anno 2000 un accurato studio antropologico su quelle civiltà che hanno profondamente influenzato l’arte contemporanea. Basti citare artisti come Pablo Picasso e Braque, i quali tra il 1907 e il 1914, studiando la scultura africana e quella oceanica, riuscirono a comprendere che una forma geometrica semplice, assemblata con altre forme “semplici” è in grado di tradurre la complessità del reale. Espediente che preparò il campo alla nascita di uno dei movimenti artistici d’avanguardia più importanti: il cubismo. 

Altri come Kasimir Malevic, fondatore del movimento artistico chiamato Suprematismo, uno dei più importanti precursori dell’arte astratta, al quale Emmegì fa riferimento nella sua ricerca artistica, era alla scoperta di una nuova immagine libera dagli schemi del naturalismo, e la trovò nel quadrato, l’unica forma semplice costruita dall’uomo. Il quadrato rappresentava l’idea di assoluto e funzionava da tramite tra terra e spirito, come un Totem.

E’ il Totem l’elemento-oggetto che accomuna le più antiche civiltà e al Totem Emmegì dedica la sua serie dei To-Tem scomposti, attraversati da un filo conduttore-legante contraddistinto da un colore simbolo. La frammentazione operata dall’artista ha un intento ben preciso: offrire al fruitore diversi punti di osservazione e la possibilità di orientarsi seguendo il filo labirintico, in viaggio nel più remoto passato dell’umanità. Il filo è l’elemento conduttore e di raccordo di una ricerca nata nel 2012 con la serie “Labirinti”. Lì procedeva per modulazioni orizzontali o a groviglio, nei To-Tem, invece, per moto ascensionale verso l’assoluto. Ogni pattern geometrico-astratto è animato da un colore acceso, intenso, steso a larghe campiture piatte, memore del color field di Mark Rothko, altra fonte ispiratrice di Emmegì. Tonalità calde per esprimere il forte sentimento che lega l’uomo con la dimensione più profonda, spirituale dell’essere e dell’essere con la natura. Ecco come il dipingere diventa un rito che permette all’artista di entrare in comunione con il proprio io, riesumando antichi riti d’iniziazione praticati dagli sciamani. Si assiste, inoltre, ad una nobilitazione del materiale povero, in questo caso la juta grezza utilizzata come supporto e richiamo costante della madre terra. 

Far comprendere all’uomo contemporaneo l’incanto primitivo del frammento, la potenza della meraviglia primordiale è il volere di Emmegì, che con i suoi To-Tem intende innescare una liberazione, necessaria per riavvicinare gli uomini allo spirito della vita. 

 

Gianna Panicola

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