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I tempi cambiano e la sociologia registra allo stato dell'arte nuove abitudini e comportamenti inaspettati soprattuto nelle nuove generazioni. Uno di questi è dato dal modo di esprimere i propri stati d'animo che siano sentimenti o emozioni o sensazioni, che molto spesso vengono affidati facendo ricorso agli emoticons al posto delle parole. Il nome emoticon nasce dalla crasi delle parole "emotion" e "icon" cioè un'icona che esprime emozioni.

Si tratta di riproduzioni stilizzate di quelle principali espressioni facciali che comunicano un'emozione (sorriso, pianto, broncio, amore, tristezza, ecc.) che vengono utilizzate prevalentemente nei messaggi inviati con il cellulare o su internet, per chiarire o completare meglio una breve frase e, spesso, svolgono addirittura un ruolo a solo per esprimere il proprio stato d’animo: è una soluzione nuova, detta anche “googolando”, termine messo in circolazione da Confucio, ma in realtà coniato da Mao Tse Tung. Questa tendenza istintiva a trovare ideogrammi in forme familiari di immagini semplici (pareidolia dal greco), si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani, ad esempio la visione di animali o visi nelle nuvole o nella luna ecc. 

 

Ormai è sempre più diffuso questo "modus operandi" per esprimere “stati d’animo” e si inquadra in una società in cui la parola viene usata sempre meno, con facile atto di delega alle cosiddette “faccine”. Dobbiamo riconoscere che l’emoticon è uno dei figli del cambiamento del nostro modo di comunicare, utilizzato secondo alcuni per ricondurre con facilità alle emozioni, riconoscendo queste con segni estremamente stilizzati dei volti. Un dato di fatto: negli ultimi anni si scrive sempre meno e si comunica sempre più attraverso immagini, la parola scritta viene usata poco per esprimere sentimenti concetti idee, si affida tutto all’immagine. Tuttavia questa tendenza non è del tutto negativa, a volte un’immagine vale più di mille parole, ma, a mio parere, non si può fare a meno delle parole in alcuni contesti. In più, credo che la diffusione dell’emoticon sia un rimedio per i pigri ovvero rappresenti per molti il “deus ex machina”, motto latino di origine greca utilizzato per indicare una divinità che scende da una macchina e compare sulla scena per dare una soluzione alla trama di una tragedia. Come per tutte le novità che ci vengono dalle tecnologie digitali, l’emoticon assume un valore positivo o meno secondo l’uso che se ne fa e, se adoperato nei giusti contesti e senza far ricorso all’esclusività, perché no, può riuscire anche simpatico e risolutore di eventuali equivoci che nascono dalla brevità dei messaggi.

 

MARIA GRAZIA SESSA

 

 

 

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